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CORONAVIRUS. BINETTI: CAMION DI BERGAMO IMMAGINE SIMBOLO DELL’EPIDEMIA

CORONAVIRUS. BINETTI: CAMION DI BERGAMO IMMAGINE SIMBOLO DELL’EPIDEMIA

“Ci sono delle immagini simbolo di questa epidemia dai contorni sempre piu’ drammatici, nonostante le rassicurazioni contraddittorie che ogni sera la TV manda in onda, che resteranno per sempre impresse nella memoria di tutti noi. Ieri la lunga fila di camion della polizia che portava via le bare dal cimitero di Bergamo, per avviarle ai forni crematori delle citta’ vicine, e’ stata una delle piu’ forti. Pochi giorni prima era stata la lunga fila di bare nel Cimitero di Bergamo a lasciare la nostra emotivita’ stravolta da un’ondata di disagio profondo per la solitudine di tutti che traspariva da quelle immagini. Dalla solitudine delle persone morte quasi certamente lontano dalla loro famiglia alla solitudine degli operatori dei Cimiteri, costretti a chiuderne i cancelli per evitare contatti con i parenti dei defunti, potenzialmente esposti al contagio. Ma se ci riempie di speranza la mobilitazione per creare in pochi giorni ospedali d’emergenza dedicati alla terapia intensiva, come quello affidato a Guido Bertolaso a Milano o quello preannunciato a Brescia, a cura del corpo degli alpini, quella lunga fila di bare in viaggio verso la cremazione desta uno sgomento profondo sul dramma che stiamo vivendo.” Lo afferma la senatrice Paola Binetti, Forza Italia-UDC, che continua: “Su circa 3000 persone morte nell’ultimo mese, solo ieri ne sono morte circa 500: una insopportabile escalation che da’ la misura degli effetti devastanti di una epidemia, scarsamente controllabile, nonostante tutte le misure di sicurezza messe in atto”.

 

“Continueranno e si inaspriranno i criteri che presidiano questa difficile crisi mondiale, ed e’ vero che l’Italia sta facendo da apripista per tutti gli altri Paesi europei, costretti ad arrendersi davanti ad un modello interamente centrato sull’isolamento e sulla rarefazione dei contatti umani. Senza cure specifiche, di nessun tipo, salvo l’assistenza prestata ai gravissimi attraverso i respiratori artificiali, divenuti l’oggetto dei desideri di tutti i medici, a cominciare dai direttori sanitari. E’ chiaro che il sistema cosi’ non puo’ che implodere, a meno di trasformare le citta’ intere in immensi ospedali diffusi, garantendo anche a chi sta a casa le cure necessarie. Mai come in questi giorni capiamo che bene prezioso, e nello stesso tempo fragilissimo, sia la vita e quanto occorra la collaborazione di tutti per tutelarla. E’ facile riscoprire il valore della solidarieta’, adesso che la solitudine destinata a protrarsi fino ad un tempo illimitato, fa percepire acutamente il bisogno estremo dell’aiuto, della cura, che solo gli altri possono darci. Anche restando semplicemente a distanza, ma attenti a capire come ci si puo’ rendere utili, per non affogare in un isolamento pericoloso”, conclude.